Il lapideo è il settore su cui questo studio si è formato. Le cave, le segherie, i laboratori di lavorazione e le imprese che gravitano intorno a loro sono da decenni parte del nostro portafoglio, e non per una scelta di posizionamento: è il tessuto produttivo del territorio in cui abbiamo la sede.

È anche un settore che, dal punto di vista della gestione del personale, non somiglia a niente altro. La stessa impresa può avere un piazzale di cava, un impianto di segagione e un reparto di finitura, con maestranze che si spostano fra questi ambienti nel corso della stessa settimana. Su ognuno di essi insistono discipline diverse, rischi diversi e, spesso, contratti collettivi diversi.

Dove nasce il rischio

Quasi tutte le contestazioni che vediamo in questo settore hanno la stessa origine: un’organizzazione del lavoro che è cambiata nei fatti mentre l’impianto contrattuale è rimasto quello di dieci anni prima. L’azienda ha iniziato a posare oltre che a fornire, ha aperto un secondo piazzale, ha esternalizzato il taglio, ha cominciato a mandare squadre all’estero. Ogni passaggio, preso da solo, sembrava una decisione commerciale. Nell’insieme, ha spostato l’azienda su un terreno normativo diverso senza che nessuno se ne accorgesse.

Per questo, quando prendiamo in carico un’impresa del lapideo, la prima cosa che facciamo non è guardare le buste paga: è ricostruire come lavora davvero. Chi sta dove, chi si sposta, chi entra in cantiere, quali imprese operano sui nostri piazzali e con che contratto. Da lì si capisce se l’inquadramento regge, e quasi sempre si capisce anche dove l’azienda sta pagando più del dovuto.

Nel lapideo il contratto viene prima del cedolino

Il cedolino di un cavatore con indennità, trasferte e maggiorazioni è complesso, ma il calcolo è la parte che si sistema. Quello che non si sistema a valle è una forma contrattuale sbagliata, un inquadramento previdenziale che non corrisponde all’attività, un appalto scritto senza le clausole che avrebbero protetto il committente.

In un settore dove la catena committente — appaltatore — subappaltatore è la regola, lo strumento più sottoutilizzato è la certificazione dei contratti e degli appalti: dà data certa alla qualificazione del rapporto e rende molto più difficile contestarla dopo. È una materia che trattiamo dall’interno.

Cosa seguiamo per le imprese del lapideo

Verifica dell’inquadramento previdenziale e del CCNL applicato, gestione di maestranze distribuite fra cava, impianto e cantiere, applicazione della contrattazione territoriale di settore, gestione degli ammortizzatori sociali e della cassa integrazione per eventi meteo, trasferte e distacchi anche all’estero, elaborazione delle buste paga e amministrazione del personale, rapporti con INPS, INAIL e Ispettorato, verifica degli appaltatori e presidio della responsabilità solidale, certificazione di contratti e appalti, gestione degli infortuni e delle malattie professionali, assistenza durante le verifiche ispettive e nel contenzioso stragiudiziale, asseverazione ASSE.CO.

Dove si sbaglia

Le criticità ricorrenti del settore

La cassa integrazione per eventi meteo

Pioggia, neve, vento e gelo fermano il piazzale, non il costo del personale. La cassa integrazione ordinaria per eventi meteo copre quelle giornate, e per il lapideo la disciplina è più favorevole. Il problema non è il diritto, è la pratica: domanda fuori termine, causale motivata in modo generico o condizioni meteo non documentate sono i motivi per cui le richieste vengono respinte — e a quel punto quelle giornate le paga l'azienda.

La contrattazione territoriale, che qui conta quanto il nazionale

Nel bacino apuo-versiliese gli accordi territoriali del settore sono vivi e si rinnovano con frequenza, e intervengono su voci che il contratto nazionale lascia aperte: indennità, premi, articolazione dell'orario, prestazioni degli enti bilaterali. Applicare solo il nazionale non è un risparmio, è un debito che matura in silenzio: le differenze retributive emergono tutte insieme alla prima verifica o alla prima vertenza, con gli arretrati.

La catena di appalti sul piazzale

Escavazione, trasporto, taglio a commessa, manutenzione mezzi: sul piazzale operano quasi sempre imprese terze. Il committente risponde in solido di retribuzioni, TFR e contributi dei loro dipendenti, e dal 2024 il perimetro della responsabilità solidale si è allargato. Il DURC da solo non basta a chiudere il rischio: dice se l'impresa è in regola oggi, non se applica il contratto giusto.

Domande frequenti

Quello che ci chiedono più spesso

Ci occupiamo di estrazione e di lavorazione. Quale CCNL dobbiamo applicare?

Dipende dall'attività prevalente effettivamente svolta e dall'inquadramento previdenziale attribuito, non dal codice ATECO. Quando le due attività convivono in modo stabile, la risposta non è mai automatica: va ricostruita sull'organizzazione reale, e in alcuni casi la soluzione corretta passa da una revisione dell'inquadramento più che da un cambio di contratto. È esattamente il tipo di verifica con cui iniziamo un rapporto.

Le nostre squadre vanno a montare presso i clienti, anche fuori provincia e all'estero. Come si gestisce?

Vanno distinte trasferta, trasfertismo e distacco, perché hanno trattamenti economici, contributivi e fiscali diversi e vengono contestati spesso. Per i lavori all'estero si aggiungono la certificazione della legislazione applicabile e, nell'Unione europea, gli adempimenti sul distacco transnazionale. Sono cose che vanno impostate prima della partenza: dopo si sistemano solo pagando.

Un committente ci ha chiesto la certificazione di conformità. Che cos'è?

È l'asseverazione ASSE.CO., rilasciata dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, che attesta la regolarità della gestione dei rapporti di lavoro. Serve ai committenti per ridurre l'esposizione da responsabilità solidale, e chi la ottiene è escluso dagli accertamenti ispettivi programmati. Lo studio è abilitato dal 2016 e il titolare è stato il primo professionista abilitato in Toscana. Non la rilasciamo alle aziende già nostre clienti, per una questione di indipendenza.

Seguite anche le imprese di escavazione conto terzi?

Sì, ed è anzi il caso in cui la posizione va guardata da entrambi i lati: quella dell'impresa che opera in cava e quella del titolare della concessione che risponde in solido. Sono due esigenze diverse e non assistiamo le due parti dello stesso appalto.

Dove siete?

La sede principale è in via della Traversa 20 C/D a Montignoso, a pochi minuti da Massa e da Carrara, con altre due sedi a Lucca e Pisa. Per il lapideo è il territorio in cui lavoriamo da sempre.